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lunedì 28 marzo 2016

I nostri relatori: Massimo Nardi

Massimo Nardi consegue nel 1992 la laurea in psicologia indirizzo applicativo presso l'Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’; consegue quindi l'abilitazione all'esercizio della professione e, nel 2005, il diploma di Specializzazione conseguito presso AIPPI (Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica Infantile  di cui è attualmente  membro Ordinario). Membro della Società Psicoanalitica Italiana, ha  lavorato presso la comunità terapeutica Reveriè che ospita pazienti psichiatrici inviati dal SSN prima come ‘operatore’ e come psicoterapeuta individuale.
Già Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Roma lavora oggi esclusivamente quale psicoanalista privato.

Pubblicazioni scientifiche Massimo Nardi

a) rivista: Autonomie locali e servizi sociali n. 3, 12-’93, ‘L’inserimento dello Psicologo in Ospedale: L’esperienza di una Unità Psicologica di Crisi’.
           
b) rivista: Difesa Sociale n. 4, 1994, ‘Attività dell’Unità Psicologica di Crisi nel Dipartimento di Medicina d’Urgenza’.

c) rivista: Prospettive Psicoanalitiche nel Lavoro Istituzionale vol. 15 n.3 sett-dic. 1997,  Andavo a tutta velocità con la vespa.... Caratteristiche psicologiche dell’incidente in adolescenza”

d) “L’abbinamento di minori adottabili a coppie disponibili all’adozione   nel                    tribunale per i Minorenni di Roma” in “Minori Famiglie Tribunale” a cura di R. Ianniello e L. Mari ed. Giuffrè  2007

e) “Radicare l’adolescenza: origini dell’identità e culture di provenienza” in  La voce del corpo’, a cura di Bria, Busato, Rinaldi, ed Francoanageli, 2009
    
f) “genitori e figli adolescenti di fronte al proprio corpo in traformazione  in  la voce del corpo, a cura di Bria, Busato, Rinaldi, ed Francoangeli, 2009

Relazioni a Convegni:

XVII Convegno della Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile (SINPI) (Assisi 15-18/4/1998). Titolo della relazione: “Il tema della vergogna nel lavoro clinico con gli adolescenti”. atti vol. III;

II Convegno Internazionale dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica Infantile AIPPI (Roma 26-28 ottobre 2001). Titolo della relazione: “Il centro clinico Aippi,: luogo di esplorazione della mente dei genitori di figli preadolescenti
   
V Convegno nazionale Associazione Romana Psicoterapia dell’adolescenza, ARPAD  (Firenze 18-19 ottobre 2002). Titolo della relazione: “Genitori e figli adolescenti di fronte al proprio corpo in trasformazione;

VI convegno nazionale Associazione Romana Psicoterapia dell’adolescenza, ARPAD (S.Margherita   Ligure 22-23ottobre 2005). Titolo della relazione:  “Radicare ‘adolescenza, origini dell’identità e culture di provenienza”

III Convegno nazionale dell’Associazione Italiana Psicoterapia Psicoanalitica Infantile, AIPPI (Roma 18-19 ottobre 2006). Titolo della relazione: “Quando il terapeuta raggiunge il sogno del paziente”

Convegno dell’Associazione Italiana di Psicoterapia  psicoanalitica sull’Adozione  infantile, AIPPI (Roma 17 maggio 2008). Titolo della relazione: “Adozione, un lavoro ai margini”

Convegno dell’ Associazione Italiana di Psicoterapia psicoanalitica      infantile, AIPPI  (Roma 17 ottobre 2009). Titolo della relazione: ‘Sognare il corpo?’

Convegno del Centro di Psicoanalisi Romano ‘The Good Life: Benessere, altruismo, egoismo, e immortalità’ (28 giugno 2014 Roma). Presentazione di una relazione clinica senza titolo

Giornata di studio e formazione congiunta UOC Tutela salute Mentale Riabilitazione Età Evolutiva e Disabili adulti e AIPPI. (1’ ottobre 20014, roma) Relazione dal titolo: “Aspetti specifici della consultazione psicoanalitica con i genitori. Introduzione al tema” 

III Convegno nazionale della Società Psicoanalitica Italiana, SPI, sul lavoro analitico con i bambini gli adolescenti e i genitori. (27-28 novembre 2015 Caserta). Relazione dal titolo: ‘Provare a respirare dove non c’è più ossigeno. Psicoanalisi e autismo’. 

mercoledì 9 marzo 2016

Nuovo patrocinio

Oltre al Comune di Loreto,
anche l'ASUR Area Vasta 2
patrocina il nostro convegno del 9 aprile.

New entry tra gli hotel convenzionati

Siamo lieti di ampliare la lista degli hotel convenzionati con il nostro convegno.
Si tratta di
ORTOPI - Country Canapa House
via Scossicci 36/b
62017 Portorecanati (MC)
tel. 3936282559

Chi fosse interessato ad approfondire la mission della struttura può consultare la pagina facebook

martedì 1 marzo 2016

LA DISLESSIA EVOLUTIVA E I SUOI TRATTAMENTI - Recensione di Ferdinando Benedetti

L’Autore, Sebastiano Lupo, è psicopedagogista con interesse per la ricerca filosofico-pedagogica con particolare riferimento alla epistemologia, alla neuropsicologia clinica ed ai temi della diagnosi e trattamento dei disturbi neuropsicologici.
Il libro passa in rassegna tutte le problematiche relative alla Dislessia evolutiva. Il primo capitolo tratta dei principi fondamentali, con particolare riferimento al lungo dibattito scientifico che ha portato la neuropsicologia dell'età evolutiva ad affermare il carattere neurobiologico del disturbo. Vengono presentati gli aspetti epidemiologici, genetici e le evidenze neuroanatominche e neurofunzionali. Nel secondo vengono trattate le diverse teorie eziologiche e viene illustrata una recentissima ricerca, tutta italiana, che accredita l'ipotesi della multifattorialità. Il terzo capitolo è dedicato ai modelli esplicativi, e vengono ripresentati, sotto veste nuova, i modelli neuropsicologici e neuropsicofisiologici. Il quarto capitolo affronta dettagliatamente le problematiche della diagnosi, soffermandosi sulle Raccomandazioni della Consensus Conference, sugli strumenti di valutazione, sulla diagnosi a fini nosografia e funzionali. Il quinto capitolo tratta dei trattamenti riabilitativi, con particolare attenzione al trattamento lessicale e sub-lessicale e alla stimolazione emisfero-specifica secondo la visione di Bakker. Conclude il libro il sesto capitolo dedicato al confronto fra i diversi tipi di trattamento secondo le linee dell'EBM.
Nella introduzione si sostiene che la Legge n. 170 del 10 ottobre 2010 ha riconosciuto l’esistenza dei disturbi specifici di apprendimento ma, per essere fedele all’obiettivo economico del Governo di riforme a “costo zero”, ha affidato alla Istituzione scolastica tutto il peso dell’intervento. L’Autore ritiene che i DSA debbano essere considerati disturbi della salute dei bambini e pertanto l’onere della cura deve essere affidato al Servizio Sanitario Nazionale (o regionale?) attraverso interventi riabilitativi cosiddetti di “potenziamento cognitivo neuropsicologico”. Tali trattamenti vengono considerati superiori rispetto ai cosiddetti provvedimenti compensativi di cui alla Legge del 2010.

Sebbene il mondo delle emozioni e delle relazioni umane ottenga nel lavoro di Lupo un parziale riconoscimento di importanza, egli propone come prioritari interventi esclusivamente sintomatici (dislessia/rimedio per la dislessia) in un’ottica che appare vetero cartesiana: la persona nel suo insieme (con le sue emozioni ed il suo mondo interno fatto di memorie di relazioni interiorizzate) sembra restare sullo sfondo, poco considerata.

Sebastiano Lupo
La dislessia evolutiva e i suoi trattamenti
Edizioni Psiconline


giovedì 25 febbraio 2016

Informazioni logistiche - Alberghi lauretani

Visto che la data del 9 aprile comincia a farsi vicina alleghiamo una scheda con le informazioni necessarie per la prenotazione alberghiera, così da godersi al meglio, oltre al Convegno, anche la città di Loreto e le zone limitrofe, ricche di storia, cultura, arte e natura.
(clicca sull'immagine per ingrandire)

sabato 20 febbraio 2016

Troppe e frettolose diagnosi DSA. L'allarme di Federico Bianchi di Castelbianco


Il bambino ha difficoltà a scuola? Attenzione a non trasformare subito queste difficoltà in "etichette"diagnostiche.
Le certificazioni per i disturbi specifici dell'apprendimento - DSA - rischiano infatti di peggiorare la situazione se non si basano su diagnosi estremamente accurate e precise.
A lanciare l'allarme è Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo psicoterapeuta e logopedista.



lunedì 15 febbraio 2016

Le dislessie - Magi Edizioni

Segnaliamo il seguente volume:
Magda Di Renzo, Federico Bianchi di Castelbianco

LE DISLESSIE

Conoscere la complessità per non medicalizzare
Magi Edizioni
Una riflessione sull’eccesso di medicalizzazione dell’infanzia e le sue manifestazioni; una volontà di porre argine all’atteggiamento imperante, in ambito clinico e culturale, che tende a inquadrare i problemi in etichette diagnostiche ancor prima di averli compresi; un invito al mondo della scuola a recuperare le proprie competenze per assicurare a ogni bambino il suo diritto alla crescita, con le sue modalità e i suoi tempi senza dover corrispondere a quadri precostituiti: sono questi i messaggi fondamentali racchiusi in questo volume. 
Il fatto che tra i dislessici ci siano molti bambini che non hanno raggiunto un buon livello nei prerequisiti o che hanno iniziato la scuola in anticipo deve far riflettere anche sui sistemi educativi e non solo sulle componenti genetiche, e deve essere un monito a ricordare che le cause dei problemi di apprendimento sono molteplici e tra loro diverse.
Gli autori evidenziano come le modalità, oggi in formato elettronico, che consentono di rilevare le difficoltà di lettura sono le stesse di 40 anni fa e quindi l’aumento del disturbo, oltre ai possibili fattori biologici, deve necessariamente essere collegato al cambiamento sociale, scolastico e ai criteri di classificazione diagnostica.
Nel libro vengono riportati gli esiti di ricerche che dimostrano l’influenza dei fattori emotivi e sociali e aprono nuove prospettive a un disturbo che sembra essere diventato una malattia inguaribile, piuttosto che un disagio o una diversa modalità di esperire gli apprendimenti.

Magda Di Renzo, psicologa, analista junghiana, direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell’Età Evo­lutiva a indirizzo psicodinamico dell’IdO (Istituto di Ortofonologia) di Roma. Responsabile del Servizio di Psicoterapia dell’età evolutiva dell’IdO, ha promosso molte ricerche nell’ambito delle patologie infantili e adolescenziali, tra cui il Pro­getto Tartaruga per i bambini affetti da autismo. Docente nelle diverse scuole di specializzazione in psicoterapia, è autrice e coautrice di numerose pubblicazioni, tra cui per i tipi delle Edizioni Magi ricordiamo: Il colore vissuto (1998), Fiaba, disegno, gesto e racconto (2a ed. 2005), I significati dell’autismo (2007), Sostenere la relazione genitori-figlio nell’autismo(2011), Le potenzialità intellettive nel bambino autistico (2011), I «luoghi» del mondo infantile (2a ed. 2013), Il processo grafico nel bambino autistico(2013).

Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo, psicoterapeuta dell’età evolutiva, direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, dove è responsabile del Servizio di Diagnosi e Valutazione. Promotore di numerose ricerche sulle psicopatologie dell’età evolutiva e di iniziative per gli adolescenti, tra cui il portale www.diregiovani.it, è autore e coautore di diverse pubblicazioni dedicate all’infanzia e all’adolescenza, tra cui per i tipi delle Edizioni Magi ricordiamo: Vivere bene la scuola (1998), L’eros adolescente (2007), Le 398 meravigliose maestre de L’Aquila (2010), Mille e un modo di diventare adulti (2010).

giovedì 11 febbraio 2016

DSA, EPIGENETICA E PROCESSI DI APPRENDIMENTO

Il 25 E 26 giugno 2015 il Centro Multispecialistico Soc. Coop. DSA ha organizzato un convegno ad Ancona dal titolo "Epigenetica, processi di sviluppo e apprendimenti". In quella sede alcuni eminenti relatori, mettendo in relazione i processi di apprendimento con le scoperte dell'epigenetica, hanno di fatto sottoposto a critica l'eziologia neurobiologica dei disturbi di apprendimento e la modalità con cui in molte sedi e in molti testi vengono rappresentati i bambini: bambini come un insieme di abilità cognitive separate dal mondo emozionale. La critica è rilevante poiché proviene da un contesto prevalentemente pedagogico e cognitivo comportamentale, cioè da professionisti che operano all'insegna di paradigmi scientifici su cui è attualmente basata buona parte della legislazione e dei provvedimenti ministeriali nonché della Conferenza Stato regioni in materia di disturbi di apprendimento e di obiettivi scolastici.


ERNESTO BURGIO - NEUROBIOLOGIA DEL NEUROSVILUPPO FISIOLOGICO E PATOLOGICO
Le neuroscienze dello sviluppo studiano le modalità di formazione del sistema nervoso, dai primi stadi dell'ontogenesi embrio-fetale fino all'età adulta. Anche se è noto che le cellule progenitrici neurali seguono fasi prevedibili di proliferazione, differenziazione, migrazione e maturazione nella misura in cui il processo è geneticamente programmato, negli ultimi anni si vanno chiarendo i meccanismi molecolari (in ultima analisi epigenetici) che lo controllano e in  particolare il ruolo chiave delle informazioni provenienti dall'ambiente. Lo studio sempre più approfondito di questi fenomeni non è importante soltanto per capire come si vadano assemblando strutture di enorme complessità, ma anche per una miglior caratterizzazione dei disturbi del neurosviluppo, che sono in grande aumento in tutto il mondo; per la ricerca dei principali fattori implicati in questo aumento; per migliorare le nostre capacità di prevenzione primaria, diagnostica precoce, follow up e trattamento.

ERNESTO BURGIO - PLASTICITÀ DELLA MEMORIA
La vita non è mai statica e non opera per percorsi lineari: è un perpetuo divenire, trasformarsi, adattarsi. E questo ad ogni livello: ecosistemi, organismi complessi, microrganismi, cellule e persino molecole. Una prerogativa fondamentale di questi insiemi straordinariamente complessi è di reagire in modo sistemico alle sollecitazioni/informazioni provenienti dall'ambiente: per adattarsi ad esse e trasformarsi di conseguenza. In una parola per evolvere. Fondamentali sono a questo fine i sistemi di memoria, attraverso i quali le informazioni ricevute vengono conservate e rielaborate: a livello cellulare sono le biomolecole complesse (RNA, DNA e, in certa misura, proteine) a svolgere, da miliardi di anni, questo compito fondamentale. A livello di organismi complessi i principali apparati dotati di memoria sono il sistema immunocompetente adattativo e il sistema nervoso centrale: oggi si dovrebbe piuttosto parlare d “sistema psico-neuro-immu-endocrino” a sottolineare la fondamentale unitarietà dell'intero complesso. Con l’evolvere degli organismi si assiste ad una progressiva concentrazione dei sistemi di memoria in gangli via via più complessi concentrati in zona cefalica. Il cervello umano rappresenta lo stadio più avanzato di questo processo e la struttura più complessa dell'universo a noi noto. Nel contesto della biologia dello sviluppo (developmental biology) la sua costruzione è oggi considerata un processo in parte geneticamente predeterminato e controllato, in parte epigeneticamente modulato: semplificando al massimo potremmo dire che le strutture anatomo-fisiologiche fondamentali (hardware) sono specie-specifiche e programmate nel DNA, mentre le interconnessioni interneuronali che compongono la corteccia sono, in ultima analisi, la vera sede della memoria individuale e quindi dell’ “io” neuro-psichico (software) sono epigeneticamente modellate in risposta alle informazioni provenienti dall’ambiente e, quindi, in continua trasformazione “autopoietica” per tutta la vita (anche se con plasticità progressivamente ridotta). Questo modello sistemico, autopoietico e, almeno in parte, istitutivo (lamarckiano) oltre che selettivo (neodarwiniano) vale probabilmente per ogni sistema mnemonico e in particolare per la costruzione dei genomi e dei sistemi psiconeuroimmunoendocrini.


DANIELA LUCANGELI - LE EMOZIONI CHE ACCOMPAGNANO L'APPRENDIMENTO: DALLA
COGNITION ALLA WARM COGNITION
La psicologia è passata in questi anni da considerare la cognizione e le emozioni come due entità separate a riconoscere che sono due elementi strettamente intrecciati.
Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicoflsiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi; la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo.
Le emozioni sono strettamente collegate all'apprendimento; la letteratura infatti evidenzia come l’attivazione emotiva favorisca la memorizzazione di informazioni. Nello stesso tempo, però, se l'attivazione emotiva è di tipo negativo (ad es. senso di colpa, vergogna, paura) ciò che apprendo sarà legato a questi sentimenti. Ogni volta che dovrò recuperare le informazioni che ho appreso sentendoml in colpa, oppure vergognandomi della mia prestazione o ancora avendo paura di ciò che può succedere, si riattiveranno non soltanto le conoscenze apprese, ma anche queste emozioni negative. Se questo meccanismo persiste lo studente metterà in atto dei meccanismi di difesa e cercherà di evitare tutti gli apprendimenti che riattivano anche emozioni sgradevoli e in questo modo si può incorrere nel rischio di allontanamento dall'apprendimento.    

http://www.dsa-ancona.it/

lunedì 1 febbraio 2016

DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA

DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA sono originari e primari, ovvero appartengono al corpo neonato indipendentemente dall’ambiente come ad esempio il mancinismo o l’epilessia, oppure sono un segno (sintomo) di un disturbo delle relazioni primarie del neonato con i caregivers?

È questa una domanda cardine del Convegno che si terrà a Loreto il 9 aprile prossimo.

1) I disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) hanno come causa (causalità lineare) difetti di carattere biologico ovvero presenti fin dall’inizio della vita e invalidanti?

2) Oppure si tratta di caratteristiche biologiche del soggetto che assumono una forma socialmente distinguibile e invalidante solo nell’incontro con un ambiente svantaggioso?

3) Oppure non ci sono prove che caratteristiche biologiche distinguibili e diverse dalla media dei bambini abbiano un ruolo in tali disturbi di apprendimento che in questo caso sarebbero completamente a carico di un ambiente svantaggioso?

E se esistono queste caratteristiche del soggetto presenti come patrimonio biologico all’inizio della vita, quali sarebbero e quali prove si avrebbero di tale esistenza?
Nel campo dell’autismo infantile le neuroscienze hanno evidenziato caratteristiche biologiche di base dei soggetti coinvolti inequivocabilmente differenti rispetto alle caratteristiche medie degli esseri umani. Si possono sostenere fattori analoghi anche per i disturbi di apprendimento?

Il Prof. Francesco Barale è professore ordinario di psichiatria all’Università di Pavia e direttore del “Brain and Behavior Sciences Department”, Socio Ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana e fondatore dell’Associazione nazionale “Genitori per l’autismo”.
In un suo intervento letto al “Seminario nazionale sull’autismo” organizzato dalla Società Psicoanalitica Italiana il 22 novembre 2014 ha sostenuto che nell’autismo la forza delle matrici biologiche è molto più evidente oggi e in molti casi determinante. Di ciò la psicoanalisi dovrebbe prendere atto, proprio per non collocarsi in modo sbagliato fin dall’inizio della questione.

Del resto, è ben difficile ipotizzare una qualche "psicogenesi" delle atipia sinaptiche, datanti ai primi mesi della gravidanza, che sono alla base degli aspetti nucleari del funzionamento mentale autistico messi in luce dalla neuropsicologia dei decenni scorsi; aspetti nucleari che fin dall'inizio ostacolano qualsiasi evidenza naturale" del mondo interumano; o della alterazione dei neuropeptidi implicati nella neuro-organizzazione, presente già alla nascita; o dei processi apoptosi che modellano la neuro-organizzazione; o, per restare più sul macroscopico, delle atipie di crescita cerebrale (aumento complessivo della corteccia cerebrale e accelerazione del tasso di crescita tra i 2 e i 4 anni, squilibro nei tassi di crescita tra regioni frontali e temporali, abnorme allargamento dell'amigdala...) descritte in una percentuale importante di sviluppi autistici; o di quei pattern di connettività cerebrale atipica (con ipereccitabilità locale e deboli connessioni a distanza) documentate dagli studi di neuroimaging; o dello sbilanciamento tra sistemi eccitatori ed inibitori, nella conduzione del segnale nervoso, così frequente negli autismi (forse all'origine di un altro dato macroscopico: la frequenza 50 volte maggiore di epilessia nell'autismo, rispetto alla popolazione generale; con presenza di disturbi EEG subclinici stimata fino al 80% da recenti studi con MEG); o, sul piano psicologico, delle atipie nello sviluppo delle competenze imitative, già a partire da quei fenomeni di "imitazione primaria" (espressione della taratura dei ssitemi specchio) che A. Meltzoff ha descritto a poche ore dalla nascita e che certo non dipendono dall'incontro con l'oggetto umano, ma semmai, ne sono gli "schemi".

lunedì 4 gennaio 2016

Disponibile la scheda di iscrizione al Convegno

Qui a destra, puntando e cliccando con il mouse sulla dicitura "Clicca qui" sarà possibile visualizzare, scaricare, stampare la scheda di partecipazione al nostro Convegno inviandola via fax, via e-mail o posta ordinaria la scheda di iscrizione, unitamente ad assegno non trasferibile intestato a o copia di bonifico bancario: Banca Popolare di Ancona Filiale Roma 2, IBAN: IT30 T053 0803 2000 0000 0016 008 intestato a Centro di Psicoanalisi Romano.

mercoledì 16 dicembre 2015

Le teorie di Freud sull’inconscio

Vecchie cent’anni e ritornano sulla scena – le teorie di Freud sull’inconscio
di Mark Vernon
Dopo un secolo di derisione, le idee di Freud si stanno rivalutando piuttosto legittimamente – dato che potrebbero illuminare alcune grandi incognite della medicina.
The Guardian, 30 novembre 2015
Traduzione italiana di Laura Ravaioli

L’inconscio ha avuto un percorso accidentato da quando Sigmund Freud per la prima volta descrisse l’entità delle sue scoperte in un articolo fondamentale pubblicato 100 anni questo mese. Gli scettici sogghignano al suo accenno, supponendo esso sia sconveniente quanto l’invidia del pene. Altri, chi intuisce che il padre della psicoanalisi ci ha visto chiaro, preferiscono salvaguardarsi e non macchiarsi della reputazione controversa di Freud: fanno riferimento blandamente al subliminale o al subconscio.  Eppure potrebbe essere questo il caso per cui, ben lontano dall’essere scaduto, il tempo dell’inconscio debba ancora arrivare.
La ragione è duplice: scienza e necessità. Per prima cosa, le neuroscienze hanno concluso che c’è molto di più nella mente di ciò di cui i proprietari generalmente hanno consapevolezza.  Mark Solms, professore di neuropsicologia e psicoanalista che ha dato inizio ai tentativi di verificare le scoperte di Freud dal punto di vista neuroscientifico, spesso sottolinea che la mente conscia è capace di occuparsi di sei o sette cose alla volta, mentre il resto del sistema nervoso autonomo ne sta eseguendo migliaia. Alla luce di questo, appare perverso negare che molto della vita psichica si trovi al di sopra dell’orizzonte della nostra consapevolezza, doppiamente quando si considerano esperienze come il sognare o i lapsus verbali, o disavventure dall’infanzia che non possono essere ricordate e ancora palesemente modellano la vita adulta.
Quindi il vero dibattito, oggi, è se i meccanismi che Freud ha attribuito all’inconscio – il cosiddetto inconscio dinamico- siano giusti. Si prenda la rimozione, la significativa dimenticanza di ricordi che successivamente ritorna come sintomi nevrotici i psicotici. Freud ha sostenuto che essa avvenga perché l’esperienza o il pensiero è sgradevole o travolgente, mentre la psicologia cognitiva tende a respingere questa idea. Preferisce una concezione statica dei contenuti inconsci. I ricordi possono essere persi, certamente, e collegati a sintomi inspiegati. Ma quei sintomi non possono essere letti in modo significativo o simbolico come Freud ed i suoi seguaci hanno escogitato nella “talking cure”.
La scienza, però, sta sfidando questa visione. Una linea di ricerca esamina certe condizioni amnesiche in cui i pazienti inventano ricordi e negano di non riuscire richiamare cosa di fatto è successo. Queste confabulazioni si sono dimostrate seguire le regole che Freud ha identificato nell’inconscio dinamico. Esse hanno un significato. Oppure, ci sono coloro che soffrono di parafasia, una sindrome in cui le parole dimenticate sono sostituite da altre. La sostituzione similarmente mostra modelli che rispecchiano quelli identificati da Freud nei sogni e nei lapsus. La prova è che la rimozione è una caratteristica chiave dell’inconscio.
La seconda ragione per cui vale la pena esplorare l’inconscio ha a che fare con necessità mediche. Si prenda il fenomeno dei sintomi medici inspiegati. Essi sono diffusi e quotidiani. Nel suo recente libro “ It’s All in Your Head” la neurologa Suzanne O’Sullivan riporta che un terzo della gente che si rivolge al medico li presenta. La loro sofferenza è reale; non è il paziente a costruirseli. E ancora non si riscontra alcuna causa biologica. Quando si considera quanto costi questo – uno studio del 2005 per questi disturbi psicosomatici stima un costo annuale di oltre $250 miliardi solo negli Stati Uniti – è chiaro che ogni possibile ragionevole spiegazione debba essere investigata con urgenza.

L’inconscio è una di queste, e i disturbi da conversione sono un esempio. Conosciuti anche come isteria, anche questi sono considerevolmente diffusi. Tutte le cliniche neurologiche, ad esempio, hanno sui loro registri molti individui che vivono gravemente limitati da crisi, ma in cui un EEG non rivela alcuna attività epilettica nel cervello. Altri pazienti saranno compromessi da mancanza di respiro, cecità, dolore, paralisi. Come ammette O’Sullivan anche se esiste ora la tecnologia per guardare all’interno del cervello, la scienza  fornisce a malapena tracce, figuriamoci spiegazioni.
Ma l’idea centrale di Freud sui disturbi da conversione – vale a dire che un trauma, o un trauma percepito, risiede all’origine- è ora dimostrato avere un’efficacia clinica. In un recente dibattito su questo punto al Freud Museum di Londra, Richard Kanaan, un neuropsichiatra, e Stephanie Howlett, una psicoterapeuta, hanno perorato la causa. Quando si esaminano attentamente le storie dei pazienti- cosa che ovviamente richiede tempo, formazione e denaro- le dissociazioni e il significato dei sintomi spesso emerge. Essi hanno consigliato di curare i pazienti in modo interdisciplinare: Howlett lavora congiuntamente a psicologi, fisioterapisti e neurologi. Come ha detto Kanaan, se  Freud avesse fatto riferimento al Disturbo Post-Traumatico da Stress anzichè all’isteria, sarebbe ora ricordato come un eroe pioneristico.
Nessuno dice che l’inconscio è la panacea. Queste sono spesso condizioni complesse. Lo stesso Freud ha sottolineato che il lavoro con l’inconscio è scrupoloso proprio perché è inconscio. Inoltre la psicoanalisi ha da sé radicalmente riveduto le conclusioni originarie di Freud. Ma ora ha un secolo di saggezza nella gestione di questa parte di noi nascosta e talvolta distruttivamente potente. Freud credeva che il suo lavoro fosse soltanto agli inizi. La ricerca scientifica e il puro bisogno umano suggeriscono che dovremmo energicamente continuare ciò che lui ha iniziato.

100 years old and making a comeback – Freud’s theories of the unconscious
Mark Vernon
After a century of being derided, Freud’s ideas are quite rightly being re-evaluated – as they could shed light on some of medicine’s great unknowns.

The unconscious has had a bumpy ride since Sigmund Freud first described the extent of his discoveries in a seminal paper published 100 years ago this month. Sceptics sneer at its mention, assuming it’s as discreditable as penis envy. Others, who sense the father of psychoanalysis was on to something, prefer to hedge their bets and not be tarnished by Freud’s mixed reputation: they refer limply to the subliminal or subconscious. Yet it could be the case that far from being past its sell-by date, the time of the unconscious is yet to come.
The reasons are twofold: science and necessity. First, neuroscience has demonstrated conclusively that there’s far more going on in the mind than the owners of those minds are generally aware. Mark Solms, a professor of neuropsychology and psychoanalyst who has pioneered much of the effort to test Freud’s findings against the neuroscientific, often points out that the conscious mind is capable of attending to six or seven things at once, while the rest of the nervous system is performing thousands. In that light, it seems perverse to deny that much of psychic life lies over the horizon of our awareness, doubly so when you consider experiences such as dreaming and slips of the tongue, or ordeals from infancy that can’t be remembered and yet demonstrably shape adult life.
So the real debate, today, is whether the mechanisms that Freud ascribed to the unconscious – the so-called dynamic unconscious – were right. Take repression, the purposeful forgetting of memories that subsequently return as neurotic or psychotic symptoms. Freud argued this happens because an experience or thought is unpalatable or overwhelming, whereas cognitive psychology tends to resist such a notion. It prefers a static conception of unconscious contents. Memories can be lost, for sure, and linked to unexplained symptoms. But those symptoms cannot be read in meaningful or symbolic ways as Freud and his followers have contrived in the “talking cure”.
The science, though, is building to challenge this view. One line of research examines certain amnesic conditions in which patients fabricate memories and deny they can’t recall what actually happened. Such confabulations have been shown to follow the rules that Freud identified in a dynamic unconscious. They carry meaning. Alternatively, there are those who suffer from paraphasia, a syndrome in which forgotten words are substituted by others. The substitutions similarly show patterns that mirror those Freud detected in dreams and slips. The evidence is that repression is a key characteristic of the unconscious.
The second reason that the unconscious is worth exploring has to do with medical necessity. Take the phenomenon of medically unexplained symptoms. These are widespread and everyday. In her recent book, It’s All in Your Head, neurologist Suzanne O’Sullivan reports that up to a third of people who go to the doctor have them. Their distress is real; the patient is not making it up. And yet no biological cause can be found. When you consider how much this costs – one 2005 study for such psychosomatic disorders estimates an annual cost of over $250bn in the US alone – it’s clear that any reasonable candidate for explanation should be investigated with urgency.
The unconscious is one candidate, and conversion disorders provide a case in point. Also known as hysteria, these too are remarkably prevalent. All neurology clinics, for example, will have on their books many individuals with lives severely limited by seizures, but for whom an EEG reveals no epileptic activity in the brain. Other patients will be impaired by breathlessness, blindness, pain, paralysis. As O’Sullivan admits, even though there’s now technology to see inside the brain, the science is barely providing leads, let alone explanations.
But Freud’s central idea on conversion disorders – namely that a trauma, or perceived trauma, lies at the origin – is now routinely shown to have clinical efficacy. At a recent debate on this subject at the Freud Museum in London, Richard Kanaan, a neuropsychiatrist, and Stephanie Howlett, a psychotherapist, made the case. When you examine patient histories carefully – which of course takes time, training and money – the dissociations and meaning of the symptoms often emerge. They advise treating patients across disciplines: Howlett works in conjunction with psychologists, physiotherapists and neurologists. As Kanaan put it, if Freud had referred to PTSD (post-traumatic stress disorder) rather than hysteria, he would now be remembered as a pioneering hero.
No one is saying that the unconscious is a magic bullet. These are often complex conditions. Freud himself stressed that working with the unconscious is painstaking precisely because it is unconscious. Further, psychoanalysis has itself radically revised Freud’s original conclusions. But it now holds a century of wisdom on engaging this hidden and sometimes devastatingly powerful part of ourselves. Freud believed his work was only a beginning. Scientific research and sheer human need suggest we should energetically continue what he started.

mercoledì 18 novembre 2015

I relatori: Carla Busato Barbaglio

Carla Busato Barbaglio, psicologa, psicoterapeuta infantile mod–Tavistock, psicoanalista, m–ord. con funzioni di training, SPI e IPA. M. esperto SPI, IPA per l’analisi di bambini e adolescenti. 
Docente nel training SPI e nel corso di Perfezionamento per l’analisi dei bambini e degli adolescenti della SPI. Presidente del Centro di Psicoanalisi Romano. 
Supervisore in ambulatorio per adolescenti, Policlinico Gemelli, catt. Psichiatria, Roma. 
Tra gli scritti: “Il corpo, ponte tra l’esserci e il narrarsi”, in A.B. Ferrari, Adolescenza. La seconda sfida, Roma, Borla 1994, pp. 135–150. “Il sogno: da uno spazio transizionale ad una esperienza comunicativa”, in S. Bolognini (ed.), Il sogno cento anni dopo, Torino, Bollati Boringhieri, 2000, pp. 248–258. “Verso un padre paterno”, in G. Barbaglio (ed.), Le figure del padre: Ricerche interdisciplinari, Roma, Armando Armando 2001, pp. 169–195.“Setting e disposizione materna dell’analista”, in Rivista di psicoanalisi L (2004), 4., pp. 1149–1166. “Maternità, fortezza da due debolezze?” In Desideri di maternità, a c. di Neri N., Rogora C., Roma Borla 2010. “Nella camera gestazionale: canto e controcanto” in Rivista di psicoanalisi, 2010, LVI, 3. “Come genitori e analisti affrontano il trauma” in Una ferita all’origine, a c. di T. Cancrini e D. Biondo, Roma, Borla, 2012.

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Nuove forme sociali, nuove identità relazionali (2013)

martedì 17 novembre 2015

I relatori: Marco Mastella

Laureato in Medicina e Chirurgia a Ferrara, discutendo un a tesi dal titolo: ‘Approccio sistemico all’attuale struttura formativa del medico’ (110 e lode), si è specializzato in Psicologia ind. Medico a Bologna, discutendo una tesi dal titolo : ‘ La percezione interpersonale nella coppia’ e in Neuropsichiatria inf. a Sassari, discutendo una tesi dal titolo: ‘L’autismo infantile nei servizi territoriali’.
E’ stato assistente universitario alla Cattedra di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara dal settembre 1972 al luglio 1973, poi assistente presso il Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi di Ferrara dal 1973 al 1975, quindi medico psicologo con funzioni di neuropsichiatra infantile presso il Comune di Ferrara fino al 1978 e poi presso il C.S.S. di Ferrara e Poggiorenatico fino al 1980, quando divenne aiuto neuropsichiatra inf. presso l’U.S.L. di Ferrara, fino al 1988. In tale veste è stato consulente con frequenza settimanale presso l’Istituto di Neonatologia e la Clinica Pediatrica dell’Università di Ferrara. Dal 1988 al 1992 è stato Dirigente (Primario) di Neuropsichiatria inf. e Responsabile del Servizio Materno-Infantile dell’A.S.L. N. 20 di Casalecchio (Bologna).
Dal 1975 al 1980 è stato anche medico di base convenzionato.
E’ stato anche esercitatore presso la Cattedra di Psicologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara, nonché docente presso numerose Scuole ( per ostetriche, per terapisti della riabilitazione, per insegnanti di alunni portatori di handicap, per tecnici audiometristi, per Pediatri). E’ stato per 5 anni professore a contratto di Psicologia dello Sviluppo presso la Facoltà di Scienze motorie dell’Università di Ferrara.
E’ docente di Psicologia dello Sviluppo presso la Scuola (ora Diploma di Laurea) per Logopedisti e la Scuola per Audiometristi, e di ‘Consultazione psicodiagnostica e psicoanalitica in età evolutiva’ presso le Scuole di specializzazione in Neuropsichiatria inf. e in Psicol. Ind. Medico dell’Università di Bologna.
Da molti anni è formatore presso diverse A.S.L. (Rovigo, Ravenna, Rimini, Ferrara, Imola, Cesena, Firenze, Bologna, Modena).
Da molti anni conduce Gruppi di Genitori ed attività formativa per educatori di Nidi e Scuole d’infanzia e per insegnanti di Scuole dell’obbligo.
Ha completato da tempo il training presso la Società Psicoanalitica Italiana ( I.P.A.), di cui è membro ordinario (full member), ed esercita come psicoanalista per adulti, adolescenti e bambini (ha anche la qualifica di socio esperto in psicoanalisi del bambino e dell’adolescente I.P.A.). E’ socio della S.E.P.E.A. (Socièté Europeenne pour la Psychanalise de l’enfant et de l’adolescent).
E’stato per nove anni Giudice Onorario presso la Corte d’Appello del Tribunale per i Minorenni di Bologna.
E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche e relazioni a Convegni Nazionali e internazionali .
Da molti anni organizza con colleghi attività di aggiornamento e formazione presso il Centro Psicoanalitico di Bologna, dove ha contribuito alla nascita dell’Osservatorio per la Psicoanalisi del bambino e dell’adolescente e all’avvio del Corso di Aggiornamento- Perfezionamento in Psicoanalisi del bambino e dell’Adolescente dell’Istituto di Training della S.P.I. ed è docente presso la Sezione locale veneto-emiliana dell’Istituto Nazionale di training.