giovedì 3 marzo 2016

I relatori: Paolo Valentini

Paolo Valentini è dirigente scolastico in provincia di Ferrara dal 1991 e dirige attualmente l’Istituto Comprensivo N. 4 di Cento. Ha promosso e realizzato numerose iniziative di formazione e aggiornamento del personale docente nella provincia di Ferrara e in altre Province, anche in collaborazione con Enti Locali ed Enti di Formazione, su tematiche psicologiche, psicopedagogiche, didattiche e sulle problematiche dell’integrazione dell’handicap.
Ha insegnato Psicologia dello Sviluppo e Psicologia e Sociologia dell'Educazione in Corsi Biennali di Specializzazione per l'insegnamento ad alunni in situazione di handicap. Ha ricoperto numerosi incarichi in commissioni e gruppi di lavoro su tematiche inerenti l’innovazione e l’integrazione scolastica presso il Provveditorato agli Studi di Ferrara e l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna.
Ha attivato e gestito molti Progetti di qualificazione e innovazione del sistema scolastico, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Ferrara, l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, il Comune di Cento, la Provincia di Ferrara e la Regione Emilia Romagna. Dal 2007 è responsabile del Centro Territoriale Handicap dell’Alto Ferrarese. Gestisce da più di dieci anni, nel proprio Istituto, un servizio di consulenza e formazione psicologica per insegnanti e genitori, in collaborazione con il Dott. Marco Mastella.
Laureato in Psicologia nel 1987 presso l'Università degli Studi di Padova, è autore di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali di psicologia dello sviluppo, di pedagogia e di organizzazione scolastica, fra le quali:
·      Valentini, P., Lo sviluppo del disegno infantile: teorie stadiali (con M. A. Tallandini). Età Evolutiva, 1990, 37, 92-105.
·      Valentini, P., "-School is a type of big house...-: Development of the Knowledge of a Social Institution" (con M. A. Tallandini). School Psychology International, 1990, 11 (2), 109-117
·      Valentini, P., Symbolic Prototypes in Children's Drawings of Schools (con M. A. Tallandini). Journal of Genetic Psychology, 1991, 152 (2), 179-190.
·      Valentini, P., The influence of social context on children's cognition: moral and moral/conventional (mixed) rules. Primijenjena psihologija, 1991, 12 (3-4), 115-122.
·      Valentini, P., Il concetto di stadio nel dibattito post-piagetiano (con M. A. Tallandini). In: Meccanismi e processi di sviluppo. L'interpretazione postpiagetiana (a cura di G. Di Stefano e M. A. Tallandini) Cortina, Milano, 1991, pp. 137-198.
·      Valentini, P., La rappresentazione grafica infantile: ipotesi interpretative del processo esecutivo (con M. A. Tallandini). Ivi, pp. 303-326.
·      Valentini, P., Strategie rappresentative nel disegno infantile di un oggetto sociale (con M. A. Tallandini). Ivi, pp. 399-422.
·      Valentini, P., Sviluppo e conoscenza. Considerazioni epistemologiche sulla rifondazione del concetto di sviluppo. Scuola e città, 1993, 3, 118-124
·      Valentini, P. I piani della scuola. Dirigenti Scuola, 1994, XV (1), 34-40
·      Valentini, P. I nuovi indicatori. Quaderno N. 2 del Centro Studi Sinascel Cisl. Esperia Sinascel, Roma, 1995
·      Valentini, P. La scuola è una grande casa... La rappresentazione del sistema scolastico nel bambino e nell'adolescente. (con M. Anna Tallandini) Cortina, Milano, 1995.
·      Valentini, P. Jean Piaget: le opere, i metodi, il modello teorico. In: Vygotskij, Piaget, Bruner. Concezioni dello sviluppo (a cura di Olga Liverta Sempio), Cortina, Milano, 1997, pp. 127-158.
·      Valentini, P. Gli stadi dello sviluppo (con M.A. Tallandini). Ivi, pp. 159-186.
·      Valentini, P. (a cura di) Scuola, alimentazione, ambiente. Un percorso di educazione alla salute nella scuola elementare e materna. Armando, Roma, 1998.
·      Valentini P. (con Lorena Pirani). L'insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare. Opinioni a confronto. Scuola e città, 1998, 8, 332-352
·      Valentini, P. I disturbi del comportamento alimentare. In: Impariamo a mangiare. Piccola guida all'alimentazione (a cura di Paolo Valentini), Armando Editore, Roma - Provincia di Roma, 2001


martedì 1 marzo 2016

LA DISLESSIA EVOLUTIVA E I SUOI TRATTAMENTI - Recensione di Ferdinando Benedetti

L’Autore, Sebastiano Lupo, è psicopedagogista con interesse per la ricerca filosofico-pedagogica con particolare riferimento alla epistemologia, alla neuropsicologia clinica ed ai temi della diagnosi e trattamento dei disturbi neuropsicologici.
Il libro passa in rassegna tutte le problematiche relative alla Dislessia evolutiva. Il primo capitolo tratta dei principi fondamentali, con particolare riferimento al lungo dibattito scientifico che ha portato la neuropsicologia dell'età evolutiva ad affermare il carattere neurobiologico del disturbo. Vengono presentati gli aspetti epidemiologici, genetici e le evidenze neuroanatominche e neurofunzionali. Nel secondo vengono trattate le diverse teorie eziologiche e viene illustrata una recentissima ricerca, tutta italiana, che accredita l'ipotesi della multifattorialità. Il terzo capitolo è dedicato ai modelli esplicativi, e vengono ripresentati, sotto veste nuova, i modelli neuropsicologici e neuropsicofisiologici. Il quarto capitolo affronta dettagliatamente le problematiche della diagnosi, soffermandosi sulle Raccomandazioni della Consensus Conference, sugli strumenti di valutazione, sulla diagnosi a fini nosografia e funzionali. Il quinto capitolo tratta dei trattamenti riabilitativi, con particolare attenzione al trattamento lessicale e sub-lessicale e alla stimolazione emisfero-specifica secondo la visione di Bakker. Conclude il libro il sesto capitolo dedicato al confronto fra i diversi tipi di trattamento secondo le linee dell'EBM.
Nella introduzione si sostiene che la Legge n. 170 del 10 ottobre 2010 ha riconosciuto l’esistenza dei disturbi specifici di apprendimento ma, per essere fedele all’obiettivo economico del Governo di riforme a “costo zero”, ha affidato alla Istituzione scolastica tutto il peso dell’intervento. L’Autore ritiene che i DSA debbano essere considerati disturbi della salute dei bambini e pertanto l’onere della cura deve essere affidato al Servizio Sanitario Nazionale (o regionale?) attraverso interventi riabilitativi cosiddetti di “potenziamento cognitivo neuropsicologico”. Tali trattamenti vengono considerati superiori rispetto ai cosiddetti provvedimenti compensativi di cui alla Legge del 2010.

Sebbene il mondo delle emozioni e delle relazioni umane ottenga nel lavoro di Lupo un parziale riconoscimento di importanza, egli propone come prioritari interventi esclusivamente sintomatici (dislessia/rimedio per la dislessia) in un’ottica che appare vetero cartesiana: la persona nel suo insieme (con le sue emozioni ed il suo mondo interno fatto di memorie di relazioni interiorizzate) sembra restare sullo sfondo, poco considerata.

Sebastiano Lupo
La dislessia evolutiva e i suoi trattamenti
Edizioni Psiconline


giovedì 25 febbraio 2016

Informazioni logistiche - Alberghi lauretani

Visto che la data del 9 aprile comincia a farsi vicina alleghiamo una scheda con le informazioni necessarie per la prenotazione alberghiera, così da godersi al meglio, oltre al Convegno, anche la città di Loreto e le zone limitrofe, ricche di storia, cultura, arte e natura.
(clicca sull'immagine per ingrandire)

sabato 20 febbraio 2016

Troppe e frettolose diagnosi DSA. L'allarme di Federico Bianchi di Castelbianco


Il bambino ha difficoltà a scuola? Attenzione a non trasformare subito queste difficoltà in "etichette"diagnostiche.
Le certificazioni per i disturbi specifici dell'apprendimento - DSA - rischiano infatti di peggiorare la situazione se non si basano su diagnosi estremamente accurate e precise.
A lanciare l'allarme è Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo psicoterapeuta e logopedista.



lunedì 15 febbraio 2016

Le dislessie - Magi Edizioni

Segnaliamo il seguente volume:
Magda Di Renzo, Federico Bianchi di Castelbianco

LE DISLESSIE

Conoscere la complessità per non medicalizzare
Magi Edizioni
Una riflessione sull’eccesso di medicalizzazione dell’infanzia e le sue manifestazioni; una volontà di porre argine all’atteggiamento imperante, in ambito clinico e culturale, che tende a inquadrare i problemi in etichette diagnostiche ancor prima di averli compresi; un invito al mondo della scuola a recuperare le proprie competenze per assicurare a ogni bambino il suo diritto alla crescita, con le sue modalità e i suoi tempi senza dover corrispondere a quadri precostituiti: sono questi i messaggi fondamentali racchiusi in questo volume. 
Il fatto che tra i dislessici ci siano molti bambini che non hanno raggiunto un buon livello nei prerequisiti o che hanno iniziato la scuola in anticipo deve far riflettere anche sui sistemi educativi e non solo sulle componenti genetiche, e deve essere un monito a ricordare che le cause dei problemi di apprendimento sono molteplici e tra loro diverse.
Gli autori evidenziano come le modalità, oggi in formato elettronico, che consentono di rilevare le difficoltà di lettura sono le stesse di 40 anni fa e quindi l’aumento del disturbo, oltre ai possibili fattori biologici, deve necessariamente essere collegato al cambiamento sociale, scolastico e ai criteri di classificazione diagnostica.
Nel libro vengono riportati gli esiti di ricerche che dimostrano l’influenza dei fattori emotivi e sociali e aprono nuove prospettive a un disturbo che sembra essere diventato una malattia inguaribile, piuttosto che un disagio o una diversa modalità di esperire gli apprendimenti.

Magda Di Renzo, psicologa, analista junghiana, direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell’Età Evo­lutiva a indirizzo psicodinamico dell’IdO (Istituto di Ortofonologia) di Roma. Responsabile del Servizio di Psicoterapia dell’età evolutiva dell’IdO, ha promosso molte ricerche nell’ambito delle patologie infantili e adolescenziali, tra cui il Pro­getto Tartaruga per i bambini affetti da autismo. Docente nelle diverse scuole di specializzazione in psicoterapia, è autrice e coautrice di numerose pubblicazioni, tra cui per i tipi delle Edizioni Magi ricordiamo: Il colore vissuto (1998), Fiaba, disegno, gesto e racconto (2a ed. 2005), I significati dell’autismo (2007), Sostenere la relazione genitori-figlio nell’autismo(2011), Le potenzialità intellettive nel bambino autistico (2011), I «luoghi» del mondo infantile (2a ed. 2013), Il processo grafico nel bambino autistico(2013).

Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo, psicoterapeuta dell’età evolutiva, direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, dove è responsabile del Servizio di Diagnosi e Valutazione. Promotore di numerose ricerche sulle psicopatologie dell’età evolutiva e di iniziative per gli adolescenti, tra cui il portale www.diregiovani.it, è autore e coautore di diverse pubblicazioni dedicate all’infanzia e all’adolescenza, tra cui per i tipi delle Edizioni Magi ricordiamo: Vivere bene la scuola (1998), L’eros adolescente (2007), Le 398 meravigliose maestre de L’Aquila (2010), Mille e un modo di diventare adulti (2010).

giovedì 11 febbraio 2016

DSA, EPIGENETICA E PROCESSI DI APPRENDIMENTO

Il 25 E 26 giugno 2015 il Centro Multispecialistico Soc. Coop. DSA ha organizzato un convegno ad Ancona dal titolo "Epigenetica, processi di sviluppo e apprendimenti". In quella sede alcuni eminenti relatori, mettendo in relazione i processi di apprendimento con le scoperte dell'epigenetica, hanno di fatto sottoposto a critica l'eziologia neurobiologica dei disturbi di apprendimento e la modalità con cui in molte sedi e in molti testi vengono rappresentati i bambini: bambini come un insieme di abilità cognitive separate dal mondo emozionale. La critica è rilevante poiché proviene da un contesto prevalentemente pedagogico e cognitivo comportamentale, cioè da professionisti che operano all'insegna di paradigmi scientifici su cui è attualmente basata buona parte della legislazione e dei provvedimenti ministeriali nonché della Conferenza Stato regioni in materia di disturbi di apprendimento e di obiettivi scolastici.


ERNESTO BURGIO - NEUROBIOLOGIA DEL NEUROSVILUPPO FISIOLOGICO E PATOLOGICO
Le neuroscienze dello sviluppo studiano le modalità di formazione del sistema nervoso, dai primi stadi dell'ontogenesi embrio-fetale fino all'età adulta. Anche se è noto che le cellule progenitrici neurali seguono fasi prevedibili di proliferazione, differenziazione, migrazione e maturazione nella misura in cui il processo è geneticamente programmato, negli ultimi anni si vanno chiarendo i meccanismi molecolari (in ultima analisi epigenetici) che lo controllano e in  particolare il ruolo chiave delle informazioni provenienti dall'ambiente. Lo studio sempre più approfondito di questi fenomeni non è importante soltanto per capire come si vadano assemblando strutture di enorme complessità, ma anche per una miglior caratterizzazione dei disturbi del neurosviluppo, che sono in grande aumento in tutto il mondo; per la ricerca dei principali fattori implicati in questo aumento; per migliorare le nostre capacità di prevenzione primaria, diagnostica precoce, follow up e trattamento.

ERNESTO BURGIO - PLASTICITÀ DELLA MEMORIA
La vita non è mai statica e non opera per percorsi lineari: è un perpetuo divenire, trasformarsi, adattarsi. E questo ad ogni livello: ecosistemi, organismi complessi, microrganismi, cellule e persino molecole. Una prerogativa fondamentale di questi insiemi straordinariamente complessi è di reagire in modo sistemico alle sollecitazioni/informazioni provenienti dall'ambiente: per adattarsi ad esse e trasformarsi di conseguenza. In una parola per evolvere. Fondamentali sono a questo fine i sistemi di memoria, attraverso i quali le informazioni ricevute vengono conservate e rielaborate: a livello cellulare sono le biomolecole complesse (RNA, DNA e, in certa misura, proteine) a svolgere, da miliardi di anni, questo compito fondamentale. A livello di organismi complessi i principali apparati dotati di memoria sono il sistema immunocompetente adattativo e il sistema nervoso centrale: oggi si dovrebbe piuttosto parlare d “sistema psico-neuro-immu-endocrino” a sottolineare la fondamentale unitarietà dell'intero complesso. Con l’evolvere degli organismi si assiste ad una progressiva concentrazione dei sistemi di memoria in gangli via via più complessi concentrati in zona cefalica. Il cervello umano rappresenta lo stadio più avanzato di questo processo e la struttura più complessa dell'universo a noi noto. Nel contesto della biologia dello sviluppo (developmental biology) la sua costruzione è oggi considerata un processo in parte geneticamente predeterminato e controllato, in parte epigeneticamente modulato: semplificando al massimo potremmo dire che le strutture anatomo-fisiologiche fondamentali (hardware) sono specie-specifiche e programmate nel DNA, mentre le interconnessioni interneuronali che compongono la corteccia sono, in ultima analisi, la vera sede della memoria individuale e quindi dell’ “io” neuro-psichico (software) sono epigeneticamente modellate in risposta alle informazioni provenienti dall’ambiente e, quindi, in continua trasformazione “autopoietica” per tutta la vita (anche se con plasticità progressivamente ridotta). Questo modello sistemico, autopoietico e, almeno in parte, istitutivo (lamarckiano) oltre che selettivo (neodarwiniano) vale probabilmente per ogni sistema mnemonico e in particolare per la costruzione dei genomi e dei sistemi psiconeuroimmunoendocrini.


DANIELA LUCANGELI - LE EMOZIONI CHE ACCOMPAGNANO L'APPRENDIMENTO: DALLA
COGNITION ALLA WARM COGNITION
La psicologia è passata in questi anni da considerare la cognizione e le emozioni come due entità separate a riconoscere che sono due elementi strettamente intrecciati.
Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicoflsiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi; la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo.
Le emozioni sono strettamente collegate all'apprendimento; la letteratura infatti evidenzia come l’attivazione emotiva favorisca la memorizzazione di informazioni. Nello stesso tempo, però, se l'attivazione emotiva è di tipo negativo (ad es. senso di colpa, vergogna, paura) ciò che apprendo sarà legato a questi sentimenti. Ogni volta che dovrò recuperare le informazioni che ho appreso sentendoml in colpa, oppure vergognandomi della mia prestazione o ancora avendo paura di ciò che può succedere, si riattiveranno non soltanto le conoscenze apprese, ma anche queste emozioni negative. Se questo meccanismo persiste lo studente metterà in atto dei meccanismi di difesa e cercherà di evitare tutti gli apprendimenti che riattivano anche emozioni sgradevoli e in questo modo si può incorrere nel rischio di allontanamento dall'apprendimento.    

http://www.dsa-ancona.it/

lunedì 1 febbraio 2016

DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA

DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA sono originari e primari, ovvero appartengono al corpo neonato indipendentemente dall’ambiente come ad esempio il mancinismo o l’epilessia, oppure sono un segno (sintomo) di un disturbo delle relazioni primarie del neonato con i caregivers?

È questa una domanda cardine del Convegno che si terrà a Loreto il 9 aprile prossimo.

1) I disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) hanno come causa (causalità lineare) difetti di carattere biologico ovvero presenti fin dall’inizio della vita e invalidanti?

2) Oppure si tratta di caratteristiche biologiche del soggetto che assumono una forma socialmente distinguibile e invalidante solo nell’incontro con un ambiente svantaggioso?

3) Oppure non ci sono prove che caratteristiche biologiche distinguibili e diverse dalla media dei bambini abbiano un ruolo in tali disturbi di apprendimento che in questo caso sarebbero completamente a carico di un ambiente svantaggioso?

E se esistono queste caratteristiche del soggetto presenti come patrimonio biologico all’inizio della vita, quali sarebbero e quali prove si avrebbero di tale esistenza?
Nel campo dell’autismo infantile le neuroscienze hanno evidenziato caratteristiche biologiche di base dei soggetti coinvolti inequivocabilmente differenti rispetto alle caratteristiche medie degli esseri umani. Si possono sostenere fattori analoghi anche per i disturbi di apprendimento?

Il Prof. Francesco Barale è professore ordinario di psichiatria all’Università di Pavia e direttore del “Brain and Behavior Sciences Department”, Socio Ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana e fondatore dell’Associazione nazionale “Genitori per l’autismo”.
In un suo intervento letto al “Seminario nazionale sull’autismo” organizzato dalla Società Psicoanalitica Italiana il 22 novembre 2014 ha sostenuto che nell’autismo la forza delle matrici biologiche è molto più evidente oggi e in molti casi determinante. Di ciò la psicoanalisi dovrebbe prendere atto, proprio per non collocarsi in modo sbagliato fin dall’inizio della questione.

Del resto, è ben difficile ipotizzare una qualche "psicogenesi" delle atipia sinaptiche, datanti ai primi mesi della gravidanza, che sono alla base degli aspetti nucleari del funzionamento mentale autistico messi in luce dalla neuropsicologia dei decenni scorsi; aspetti nucleari che fin dall'inizio ostacolano qualsiasi evidenza naturale" del mondo interumano; o della alterazione dei neuropeptidi implicati nella neuro-organizzazione, presente già alla nascita; o dei processi apoptosi che modellano la neuro-organizzazione; o, per restare più sul macroscopico, delle atipie di crescita cerebrale (aumento complessivo della corteccia cerebrale e accelerazione del tasso di crescita tra i 2 e i 4 anni, squilibro nei tassi di crescita tra regioni frontali e temporali, abnorme allargamento dell'amigdala...) descritte in una percentuale importante di sviluppi autistici; o di quei pattern di connettività cerebrale atipica (con ipereccitabilità locale e deboli connessioni a distanza) documentate dagli studi di neuroimaging; o dello sbilanciamento tra sistemi eccitatori ed inibitori, nella conduzione del segnale nervoso, così frequente negli autismi (forse all'origine di un altro dato macroscopico: la frequenza 50 volte maggiore di epilessia nell'autismo, rispetto alla popolazione generale; con presenza di disturbi EEG subclinici stimata fino al 80% da recenti studi con MEG); o, sul piano psicologico, delle atipie nello sviluppo delle competenze imitative, già a partire da quei fenomeni di "imitazione primaria" (espressione della taratura dei ssitemi specchio) che A. Meltzoff ha descritto a poche ore dalla nascita e che certo non dipendono dall'incontro con l'oggetto umano, ma semmai, ne sono gli "schemi".